Al Conclave era già tutto Prevost
lespresso.it Quando l’8 maggio del 2025 alle 18 le telecamere di mezzo mondo sono puntate sul comignolo della Cappella Sistina, la tensione di milioni di persone con la testa all’insù si scioglie in un applauso davanti alla comparsa di un piccolo gabbiano. La fumata bianca che ne segue lo disorienta, come il miliardo e 400 milioni di cattolici nel mondo; ma per una coincidenza, il piumaggio grigio di quel pulcino, prima del suono del Campanone di piazza San Pietro, è la resa cromatica di come nelle prime ore viene percepita dal mondo l’elezione di Leone XIV, arrivata alla quarta votazione in appena un giorno di isolamento cum clave dei cardinali. Né bianca né nera: tutti, stampa compresa, non se l’aspettavano. Del 267esimo pontefice della chiesa cattolica si sapeva poco, il suo cursus honorum restava sottotraccia, figuriamoci il suo pensiero. Persino The College of Cardinals report, il controverso rapporto stilato con la pretesa di fare trasparenza tra i papabili nei giorni delle ...