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Sahar, Suraya, Fatima... i sogni spezzati di due milioni di ragazze afghane senza scuola

Sahar, Suraya, Fatima... i sogni spezzati di due milioni di ragazze afghane senza scuola
Sahar ha 17 anni e fino a qualche anno fa sognava di diventare insegnante. Fatima ha la stessa età e da 4 anni sta in casa, «senza nulla da fare». Suraya ne ha 18 e progettava di diventare una dottoressa come suo padre. Sogni spezzati da quando i taleban, tornati al potere in Afghanistan nel 2021, hanno sospeso l'istruzione per la ragazze dopo i 12 anni e posto pesanti limitazioni al lavoro delle donne fuori dall'ambiente domestico. Un danno enorme per le giovani, e una catastrofe per l'intero Paese. Se il divieto all'istruzione persisterà fino al 2030, oltre due milioni di ragazze saranno state private del loro diritto allo studio, al ritmo di 250mila ogni anno. Il Paese rischia di perdere fino a 20.000 insegnanti donne che non potranno essere sostituite per mancanza di giovani qualificate. Il calo è già consistente: le maestre erano 73mila nel 2022 e due anni dopo si sono ridotte a 66mila, il 9% in meno. Quanto alla pubblica amministrazione, la presenza delle donne è scesa dal 21% al 17,7% tra il 2023 e il 2025. Quanto alle operatrici sanitarie, se ne perderanno 5.400 entro il 2030.
Il danno, come si racconta nel report dell'Unicef "Il costo dell'inazione sull'istruzione delle ragazze e sulla partecipazione della donne alla forza lavoro in Afghanistan" è sociale, ma anche economico: le restrizioni all'istruzione e al lavoro delle ragazze e delle donne stanno già costando al Paese 84 milioni di dollari all'anno in termini di perdita di produzione, e un calo del Prodotto interno lordo del 12.5 per cento da qui al 2030 se le cose non cambiano. Già oggi il Paese sta attraversando una situazione difficile: si stima che 22 milioni di persone, la metà della popolazione, quest'anno avranno bisogno di assistenza umanitaria: 8 milioni di loro sono bambini.
«L'Afghanistan non può permettersi di perdere future insegnanti, infermiere, dottoresse, ostetriche e assistenti sociali, che sostengono servizi essenziali. Questa sarà la realtà se le ragazze continueranno a essere escluse dall'istruzione», ha commentato Catherine Russell, direttrice generale dell'Unicef. È proprio il campo sanitario quello in cui si concentrano le preoccupazioni maggiori, in un Paese in cui le donne non possono essere curate che dalle donne. L'Unicef avverte che l'esclusione delle donne dall'insegnamento e dai servizi sanitari – due settori in cui è loro ancora consentito lavorare, a certe condizioni – danneggia direttamente i bambini, poiché con l'andare degli anni comporterà una diminuzione del numero di maestre, e le stesse donne e i figli piccoli, perché il mancato ricambio delle operatrici sanitarie limiterà direttamente i servizi di salute materna, neonatale e infantile.
Intanto Sahar a 17 anni passa le giornate pulendo casa, cucinando e lavando i vestiti dei suoi fratelli. L'unico reddito è quello che fratello maggiore  guadagna trasportando persone e merce con il suo tuk tuk. Sahar e la madre arrotondano con un lavoretto da svolgere a domicilio: puliscono 2 chili di rose di Damasco al giorno per ricavarne i petali usati per il tè e le spezie. Ogni mattina suo fratello minore Armin, 13 anni, prepara la sua cartella e va a scuola. E Sahar a volte piange, sopraffatta dalla nostalgia dei libri e dal senso di ingiustizia. «La sua salute mentale non è buona - racconta la mamma. - Spesso è arrabbiata e ha perso la speranza nel futuro».
Avvenire

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