Chiese senza preti, arriva la svolta: le donne guideranno le parrocchie e i preti sposati ancora in panchina
Giornale La Voce
Sempre meno sacerdoti, parrocchie in difficoltà e comunità costrette a reinventarsi. La Chiesa italiana accelera così verso un cambiamento storico: a Verona saranno anche donne e uomini laici a guidare le comunità parrocchiali, pur senza sostituire i sacerdoti nelle funzioni sacramentali.
La decisione è stata annunciata durante l’assemblea diocesana alla presenza del vescovo Domenico Pompili, in un momento in cui il calo delle vocazioni sta mettendo sotto pressione moltissime diocesi italiane.
«Le parrocchie valorizzano la presenza delle donne nelle nostre comunità», è stato spiegato durante l’incontro. E ancora: «Nelle parrocchie senza la presenza di un presbitero, la vita della comunità viene affidata a una guida pastorale. Questo compito può essere affidato anche a laici e laiche».
Non si tratta di nuovi parroci o di un’apertura al sacerdozio femminile. Messe, confessioni e sacramenti continueranno infatti a essere celebrati esclusivamente dai sacerdoti. Ma la figura della guida pastorale diventerà il punto di riferimento quotidiano della comunità, occupandosi dell’organizzazione della vita parrocchiale, della gestione delle attività e dell’accompagnamento spirituale dei fedeli.
Il sacerdote, invece, sarà chiamato a dividersi tra più chiese e più territori, intervenendo dove necessario per le funzioni religiose che soltanto lui può svolgere.
La diocesi di Verona conta oggi circa 380 parrocchie e 600 sacerdoti, ma il numero dei preti è destinato a diminuire ulteriormente nei prossimi anni. Una situazione che sta costringendo molte diocesi italiane a ripensare completamente il modello tradizionale della parrocchia.
Esperienze simili esistono già in altre parti d’Italia. A Roma, nella parrocchia di San Stanislao a Cinecittà, la comunità è stata guidata per anni da un diacono insieme alla moglie e ai loro quattro figli. Da gennaio è arrivato un nuovo sacerdote, che però divide le proprie funzioni con la vicina parrocchia di San Policarpo.
Anche in Alto Adige il fenomeno è ormai consolidato. Sono circa cinquecento i laici, uomini e donne, che guidano liturgie pubbliche e funerali soprattutto nei paesi di montagna e nelle valli più isolate, dove la carenza di sacerdoti è diventata cronica. In molte località la messa domenicale non viene più celebrata tutte le settimane e viene sostituita dalla Liturgia della Parola, officiata anche da laici appositamente formati.
Un percorso analogo è stato avviato anche dalla diocesi di Torino, guidata dal cardinale Roberto Repole, che negli ultimi anni ha promosso corsi di formazione per i laici destinati a svolgere funzioni di base nelle comunità prive di sacerdoti stabili.
Sul tema è intervenuto anche monsignor Ezio Falavegna, professore di teologia pastorale, che ha precisato come questa scelta non riguardi il dibattito sul sacerdozio femminile.
«Non c'entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona. Si tratta di riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa».
La crisi delle vocazioni, dunque, sta cambiando concretamente il volto della Chiesa italiana. E mentre le parrocchie restano senza sacerdoti, sempre più comunità si affidano ai laici per evitare di spegnersi.
Per il Movimento Internazionale dei preti sposati ancora si chiudono gli occhi sui preti sposati che hanno richiesto la riammissione al ministero preferendo mantenerli "In panchina in serie B"
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