Dogmi facoltativi e sacramenti psicologici: la verità sulla dottrina di molte sigle indipendenti

Cantiere.pretisposati

Abbiamo analizzato nei giorni scorsi le sigle e i metodi terapeutici  di alcune chiese indipendenti. Oggi entriamo nel cuore del loro manifesto dottrinale ufficiale. Dichiarano di professare la "Dottrina Cattolica", di celebrare i sette sacramenti, di venerare i Santi e la Vergine Maria, e persino di accettare i dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunta. Tuttavia, subito dopo, si specifica che questi dogmi "non sono ritenuti obbliganti" e che la Chiesa lascia liberi i membri di aderire o meno alla dottrina romana dopo il primo millennio, riducendo inoltre i sacramenti a risposte per "necessità psicofisiche".

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo documento impone un dovere di totale chiarezza: la fede cattolica non è un menu "alla carta" dove ognuno sceglie quali dogmi considerare validi e quali facoltativi.

Affermare che i dogmi proclamati da Papa Pio IX (Immacolata) e Pio XII (Assunta) siano accettati ma "non obbliganti" è una contraddizione in termini teologici. Un dogma, per definizione, è una verità di fede rivelata da Dio e proposta solennemente dal Magistero della Chiesa, a cui il fedele aderisce con il pieno assenso dell'intelletto e della volontà. Trasformare il dogma in un'opinione facoltativa significa distruggere l'unità della fede e scivolare nel relativismo. Non si può usare il nome "Cattolica" se si rifiuta l'autorità magisteriale che ne garantisce l'ortodossia.

 La Penitenza viene equiparata a una "pratica psicocurativa" e l'Unzione degli infermi al recupero della salute psicofisica, riducendo l'azione dello Spirito Santo a un supporto terapeutico umano. Inoltre, si teorizza un rito matrimoniale religioso "separato e compiuto dopo quello civile". Per la Chiesa Cattolica, il matrimonio tra battezzati è un sacramento indissolubile in cui l'unione civile e quella religiosa non sono due tappe burocratiche separate, ma l'elevazione dell'amore umano a segno dell'amore di Cristo per la Chiesa.

Il nostro Movimento porta avanti una battaglia legittima, storica e sinodale per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati, ma lo fa nel pieno rispetto della teologia sacramentale e dell'obbedienza ecclesiale. Non ci interessa una Chiesa dove ognuno si fa le regole da solo, dove i preti mantengono lo "status laicale" per comodità civile e i sacramenti vengono distribuiti senza un reale cammino di conversione. La dignità del clero sposato e il futuro delle parrocchie si difendono restando sulla roccia della verità cattolica, senza scorciatoie relativiste.

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