Don Cosimo Schena a Reggio Emilia: Se la Chiesa scende in piazza, perché temere i sacerdoti sposati?

La notizia lanciata da SulPanaro.net racconta un evento significativo: Don Cosimo Schena, conosciuto da tutti come il "prete influencer", incontra i fedeli alla Sagra di Maggio a Reggio Emilia. Un sacerdote che dialoga con la modernità, che usa i social per evangelizzare e che non ha paura di stare tra le bancarelle e la gente comune.

Questo stile "in uscita", fortemente incoraggiato da Leone XIV, ci dimostra che il ministero ha urgente bisogno di risposte nuove per tempi nuovi.

1. Abbattere le distanze

Don Cosimo dimostra che il sacerdote del 2026 non può più essere un burocrate chiuso in canonica o un difensore nostalgico del passato. La gente cerca l'empatia, la vicinanza, una parola di speranza calata nella quotidianità. È la stessa vicinanza che portano i sacerdoti sposati: uomini che conoscono i problemi del lavoro, della crescita dei figli e delle fatiche familiari, e proprio per questo sanno parlare al cuore delle persone con un linguaggio immediato e reale.

2. Se l'eccezione diventa ricchezza, superiamo i tabù

La Chiesa odierna sa valorizzare e applaudire forme di ministero non convenzionali, come quella dei preti digitali. È un ottimo segno di apertura. Allora ci chiediamo, sulla scia delle storiche aperture del Cardinale Zuppi: perché non applicare lo stesso realismo pastorale alla gestione della "catastrofe anagrafica" del clero? Riammettere i sacerdoti sposati non significa distruggere la tradizione, ma arricchirla di nuove braccia e nuove sensibilità per non lasciare sole le parrocchie.

3. Una Chiesa che abita la realtà

Mentre testate conservatrici invocano "anticorpi" contro il cambiamento, il popolo di Dio affolla gli incontri con i sacerdoti che sanno farsi prossimi. Che sia sul web, in una sagra dell'Emilia, o nelle case delle nostre periferie, la Chiesa vive se abita la realtà. I preti sposati del nostro Movimento non chiedono altro: poter stare in mezzo alla gente, spezzare il Pane e testimoniare che l'amore di Dio non esclude, ma moltiplica.

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