
La pubblicazione dell'elenco dei quattro futuri vescovi da parte della FSSPX (don Pascal Schreiber, don Michael Goldade, don Michel Poinsinet de Sivry e don Jean de Lassus) viene giustificata con la consueta retorica apologetica della "sopravvivenza della Tradizione". Ma le reazioni autorevoli erette a difesa dell'unità non si sono fatte attendere: il Cardinale Gerhard Müller ha duramente liquidato l'operazione ricordando che «senza Papa Leone XIV non si è pienamente cattolici» e che nessuna associazione di diritto umano può frantumare la Chiesa per tutelare i propri interessi organizzativi.
Qui sta la differenza abissale tra le fughe in avanti dei tradizionalisti e il realismo d'amore del nostro Movimento. I lefebvriani pretendono di salvare la Chiesa creando una gerarchia parallela, scivolando di fatto in quel "libero esame" di stampo soggettivo che a parole dicono di combattere. Noi, al contrario, non vogliamo palazzi alternativi. Non nominiamo "vescovi" nostri, né cerchiamo scappatoie canoniche indipendenti. Di fronte al deserto delle parrocchie, noi digiuniamo, preghiamo e offriamo le nostre braccia a Papa Leone XIV, l'unica roccia su cui è fondata la Chiesa. Se l'Enciclica Magnifica Humanitas ci chiama a rimettere al centro il realismo della carne e delle relazioni, questo realismo deve fecondare le parrocchie romane, non alimentare trincee scismatiche o autarchiche. La Tradizione vive se c'è l'Eucaristia in comunione con il Papa, non se ci si arrocca in un'illusione di purezza separata dal Corpo Mistico.
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