Il caso Don Nicolò: La gente difende il prete sospeso, la legge che allontana i pastori"

Caso Don Nicolò su La Prealpina: Se il popolo di Dio difende il "suo" prete contro la rigidità delle sanzioni
La storia di Don Nicolò, raccontata con evidenza da La Prealpina, è lo specchio esatto della ferita che il Movimento Sacerdoti Sposati cerca di sanare. Un sacerdote stimato, un punto di riferimento per la sua gente, che viene sospeso dal ministero. E la risposta della comunità non è il distacco, ma un abbraccio collettivo: la gente lo apprezza, lo difende, ne riconosce l'autentico valore sacerdotale.
La contraddizione evidente
Soltanto ieri leggevamo le parole allarmate del Cardinale Zuppi sul saldo anagrafico "catastrofico" dei preti (10 nati ogni 100 morti) e sui super-parroci costretti a gestire 14 chiese contemporaneamente. Oggi assistiamo all'ennesimo paradosso: pastori che hanno l'odore delle pecore, amati dal proprio gregge, vengono allontanati e sospesi per motivi disciplinari legati alla scelta affettiva o al celibato.
Ci chiediamo, in comunione con l'appello di Leone XIV a "custodire e rinnovare" il sacerdozio: ha senso privare i fedeli di guide così preziose in un momento di totale deserto vocazionale?
La voce del popolo è voce di Dio
Il fatto che la gente si schieri pubblicamente a favore di Don Nicolò dimostra che i fedeli sanno distinguere perfettamente tra il valore sacramentale e umano di un sacerdote e i cavilli del diritto canonico:
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Un legame che non si spezza: La comunità non chiede un funzionario celibe e distante, chiede un uomo di fede che sappia camminare con loro.
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Sospesi dal diritto, ma non dal cuore: Don Nicolò, come tanti altri sacerdoti del nostro movimento, rimane prete nell'anima e nel riconoscimento della sua gente.
La nostra proposta
Al posto delle sospensioni che impoveriscono le parrocchie, serve il coraggio del discernimento invocato da Zuppi. Il Movimento Sacerdoti Sposati esprime piena solidarietà a Don Nicolò e alla sua comunità. Siamo convinti che la via del futuro non sia quella di "punire" e allontanare, ma quella di reinserire e valorizzare, permettendo a questi preti stimati di continuare a spezzare il pane della Parola e dell'Eucaristia.
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