Il labirinto delle sigle e la rincorsa ai titoli: perché l’identità cattolica non è un gioco di alleanze

Cammino100giorni

C’è un dinamismo quasi febbrile nel mondo delle realtà ecclesiastiche indipendenti che si muovono all'ombra di Roma. L’ultima notizia in ordine di tempo – destinata ad aprire la nostra riflessione del 23 Maggio – vede una vera e propria riconfigurazione geopolitica dell'altare: Prelatura che si uniscono a  Chiese di Antichi Cattolici. Per legittimare questo passaggio, viene fortemente sbandierata una genealogia episcopale che unisce nomi storicamente complessi e controversi.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo continuo valzer di sigle e alleanze rappresenta il sintomo evidente di una frammentazione che non fa il bene dei fedeli, ma rischia solo di generare una profonda confusione ecclesiale.

1. La rincorsa alle sigle: se la Chiesa diventa un acronimo

Passare nel giro di poco tempo da una giurisdizione Sui Iuris a un’unione con gli Antichi Cattolici, mantenendo nel contempo nomenclature che mescolano la tradizione "ortodossa" con quella "latina", rivela una profonda crisi d'identità. La Chiesa universale non si costruisce sommando sigle o cercando alleanze tattiche per darsi un peso istituzionale che non c'è. Questo continuo cambiare assetto dimostra che, una volta usciti dall'alveo della comunione con il Successore di Pietro, si rischia di rimanere intrappolati in un labirinto di autoreferenzialità dove ognuno risponde solo a se stesso.

2. L’illusione della "Successione Apostolica" come scudo

Esibire la linea di successione apostolica  come se fosse un passaporto di assoluta legittimità cattolica è un'operazione teologicamente rischiosa. Sebbene la Chiesa Cattolica riconosca che alcune ordinazioni possano essere valide dal punto di vista puramente sacramentale (seppur illecite), la validità formale non coincide con la comunione ecclesiale. Usare i legami storici con vescovi regolarmente ordinati nel passato collegandosi perfino a Papi per giustificare strutture parallele oggi, significa svuotare il ministero del suo significato profondo: il servizio all'unità del gregge, non alla sua divisione.

3. La posizione del Movimento: fermi nella lealtà a Roma

Il nostro Movimento ribadisce con forza e orgoglio la propria totale estraneità a questi percorsi di rottura. Noi non cerchiamo "patenti di legittimità" unendoci a sinodi orientali o a vecchi cattolici scismatici. La nostra battaglia per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati si combatte alla luce del sole, dentro l'unica Chiesa Cattolica Romana, rispettando i vescovi diocesani e attendendo con pazienza sinodale le decisioni del Papa. Non abbiamo bisogno di creare curie parallele o di inventare titoli altisonanti: la dignità dei preti sposati si difende nella verità della vita quotidiana, nell'insegnamento scolastico e nella collaborazione parrocchiale silenziosa.

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