Oltre la logica dell'abbandono: perché non "togliamo la tunica"

Di fronte alle sfide del ministero e alla bellezza della vita familiare, la risposta più facile per molti è: "Togliti la tunica e sposati". Come se il sacerdozio fosse un abito da lavoro che si dismette a fine turno, o un contratto da cui recedere per "cambiare vita".

Ma noi del Movimento Sacerdoti Sposati diciamo NO a questa logica dell'espulsione e dell'abbandono. Ecco perché:

1. Il sacerdozio è un sigillo eterno

L’Ordinazione non è una divisa, ma un carattere indelebile dell'anima. "Tu sei sacerdote in eterno". Sposarsi non cancella la chiamata di Dio, né annulla il dono ricevuto. Chiedere a un prete di "andarsene" significa sprecare una vocazione che Dio ha benedetto e che la Chiesa ha formato.

2. Le comunità hanno fame di Pastori

Mentre molti ci invitano a uscire, migliaia di parrocchie restano senza celebrazioni, senza guida, senza conforto. In un tempo in cui Leone XIV ci chiede di "custodire e rinnovare" il clero, ha senso invitare pastori validi e preparati ad abbandonare il gregge? Noi non vogliamo "togliere la tunica", vogliamo rimboccarci le maniche e servire.

3. La famiglia non è un tradimento

Come ricordato dal Cardinale Zuppi, la coesistenza tra matrimonio e sacerdozio è già realtà in molti riti della Chiesa Cattolica. Non è un mimetismo, ma una sintesi possibile. Una famiglia non toglie spazio a Dio, ma lo incarna nella realtà quotidiana, rendendo il pastore ancora più vicino alle fatiche e alle gioie del suo popolo.

Conclusione: Restiamo per amore

Noi non ce ne andiamo. Restiamo per amore di Cristo, per fedeltà alla Chiesa e per obbedienza a Leone XIV. Non chiediamo privilegi, ma il diritto di servire. La nostra "tunica" non è un ostacolo, ma il segno di una missione che vogliamo portare a compimento, portando con noi la ricchezza di essere padri e sposi.

La fede non esclude, la fede integra.


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