Papa nella Terra dei fuochi: qui per raccogliere le vostre lacrime. «Fermare le alleanze criminali»

Il Papa nella Terra dei fuochi: qui per raccogliere le vostre lacrime. «Fermare le alleanze criminali» 
 Avvenire
«Santità, benedici questa terra». Lo striscione scritto a mano su un lenzuolo bianco con una bomboletta spray nera compare fra i fabbricati E e F di via Madonnella. Fabbricati vengono chiamati i condomini che sulle facciate portano i segni dell’inquinamento e circondano piazza Calipari, alla periferia di Acerra. La terra che il cartello richiama è la Terra dei fuochi, novanta municipi fra Napoli e Caserta, tre milioni di abitanti e «un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale», spiega Leone XIV. Il Papa la visita per una mattina: quattro ore nella cittadina di 60mila residenti per ascoltare «il grido della creazione e dei poveri» che «tra voi è stato avvertito più drammaticamente», afferma il Pontefice in Cattedrale, prima tappa del suo viaggio-lampo nell’angolo della Campania dove «in circa trent’anni sono giunte da molte aziende dell’Italia Settentrionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici» per assicurare «grandi risparmi agli industriali corrotti e profitti altissimi alla criminalità organizzata» e dove sono stati smaltiti «in modo illegale i loro rifiuti, bruciandoli nelle nostre campagne», racconta Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, salutando il Pontefice con un iniziale «Welcome».
Gli striscioni che raccontano il dolore della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Gli striscioni che raccontano il dolore della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Il Papa ha di fronte le famiglie che piangono i loro morti o vivono la “Via Crucis” della malattia per i roghi e i fumi tossici. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», confida Leone XIV confermando con le sue parole ciò che denuncia anche Di Donna: il «rapporto tra inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali che per diversi anni è stato negato». E mentre il vescovo elenca i nomi delle vittime, si commuove. Il Papa elogia chi ha portato «l’attenzione sulla realtà negata dell'avvelenamento». E abbraccia i parenti che si presentano davanti a lui con le foto dei familiari deceduti. A loro affida un compito impegnativo: «Generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura»
Papa Leone XIV Acerra con i parenti delle vittime della Terra dei fuochi che mostrano le foto dei loro familiari / AFP
Papa Leone XIV Acerra con i parenti delle vittime della Terra dei fuochi che mostrano le foto dei loro familiari / AFP
Le campane a festa lo accolgono nel centro storico alle 9 del mattino. In quindicimila sono scesi in strada per stringersi attorno al Papa arrivato a riscattare una terra che porta su di sé un «marchio infamante», ammette Di Donna. Visita sui passi di papa Francesco che, dice Leone XIV, «avrebbe desiderato venire qui» nel 2020 ma la pandemia lo aveva impedito. E visita per riconoscere «il grande dono che l’enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra», aggiunge. Del resto, il giorno scelto è quello della vigilia dell’undicesimo anniversario della firma del documento sulla cura della casa comune. «E sono qui – aggiunge Leone XIV – anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza».
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
Una mobilitazione dal basso, che ha coinvolto anche undici diocesi, per ribellarsi allo scempio di un comprensorio «con il silenzio complice di tanti», ricorda il vescovo di Acerra. Un modello di «ostinata resistenza che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita», evidenzia il Pontefice citando la Laudato si’. E un esempio di «esercito di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità – incoraggia il Papa –. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero». Perché, avverte, mentre «soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie», di fronte «a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità». Il Papa punta l’indice contro «una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo». E dice che il Signore chiederà conto «su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature». E la domanda che si fa sprone: «Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà».
Gli striscioni che raccontano il dolore e la speranza della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Gli striscioni che raccontano il dolore e la speranza della Terra dei fuochi durante la visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra / AVVENIRE
Il secondo e ultimo momento della visita di Leone XIV è in piazza Calipari per incontrare i sindaci e i cittadini dei Comuni “avvelenati”. Dalla torre in cemento dell’acquedotto che domina lo spazio aperto scende il cartello “Acerra ti abbraccia”. Bagno di folla lungo le vie che percorre in papamobile dove ogni lampione ha il suo volto e una frase della Laudato si’: da “Tutto il mondo è intimamente connesso” a “Il clima è un bene comune di tutti e per tutti”. Palazzi con le bandiere vaticane. Terrazze gremite per vedere passare il Pontefice. Cartelli che raccontano i dolori e le speranze di una popolazione. «Occorre scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte», è il monito del Papa da una città che «ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti» ma anche che «resiste» e «ha una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini». Ecco perché, prosegue, serve contrastare «le alleanze criminali» e rigettare le «tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza». Inoltre è fondamentale respingere la «sottile convenienza nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose» o anche «il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri» che «sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze». In prima fila anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
La folla in piazza Calipari ad Acerra accoglie Leone XIV durante la sua visita nella Terra dei fuochi / ANSA
C’è bisogno di «consolidare e allargare il patto» tra «le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche» già «sta portando i suoi primi frutti sul piano sociale», dice il Papa. E c’è bisogno di «conversione», dice Leone XIV. Tutto ciò implica la necessità di mettere al centro il «bene comune» che «viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano». Gli fa eco Di Donna rivolto ai criminali dell’ambiente: «Cambiate strata perché l’inquinamento non è solo un reato, è un peccato». E poi: «Mai più Terra dei fuochi, ma terra da raccontare per la forza della sua gente, per la sua storia e la sua cultura, la capacità di accogliere i migranti e soprattutto la scelta ostinata di restare nonostante tutto». Il Papa ribatte anche a chi accusa gli “scartati” di essere fomentatori dei roghi: è cruciale «contrastare l’emarginazione, non gli emarginati» per «rompere l’intera catena» e «non colpire solo l’ultimo anello». Quindi rilancia l’«impegno educativo» che «è prioritario» e deve coinvolgere «bambini e anziani, cittadini e loro governanti, lavoratori e datori di lavoro, fedeli e pastori». Con un obiettivo: «Lasciare un mondo migliore ai nostri figli». E la consegna per tutti: «Vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa».

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