Se la fede non va vissuta da soli, perché la Chiesa ha costretto per decenni migliaia di sacerdoti sposati a vivere la propria fede ai margini, quasi in un esilio spirituale?
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L'organo ufficiale della Santa Sede oggi ci ricorda che la comunità e la perseveranza sono i pilastri del credente.
Noi del Cantiere incarniamo esattamente questo: la perseveranza di chi, nonostante tutto, è rimasto fedele a Cristo e alla Chiesa, e la comunità di chi ha costruito, nel piccolo della propria famiglia, una "chiesa domestica" vibrante.
Papa Leone XIV ha capito che la solitudine dei preti (le "case ferite" di Ravasi) si guarisce solo tornando alla dimensione comunitaria originaria. Riammettere i sacerdoti sposati non significa solo "dare un lavoro", ma reinserire dei testimoni esperti di perseveranza nel cuore delle comunità parrocchiali. La nostra famiglia non è un ostacolo alla fede vissuta insieme, ma è la sua prima, naturale manifestazione. Nessun prete deve essere lasciato solo; nessuna famiglia di prete deve essere lasciata fuori.
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