Diocesi Torino: Torino e il valzer delle nomine: parrocchie accorpate e preti in auto. La realtà interroga la pastorale

Card. Roberto REPOLE - Vescovo di Susa e Arcivescovo di Torino - Diocesi di  Susa

Quando la cura delle anime si scontra con la carenza di clero: la lezione che arriva dal territorio piemontese

Le recenti nomine rese pubbliche nella Diocesi di Torino — che vedono, tra le altre cose, l'integrazione di Carmagnola nel nuovo sistema organizzativo — portano alla luce una realtà che non può più essere derubricata a semplice riorganizzazione burocratica. I dati emersi descrivono una mappa pastorale in cui spicca un dato innegabile: l'impressionante numero di parrocchie affidate a singoli parroci.

Casi esemplari come quelli di don Martino Ferraris e di don Giovanni Manella — descritti come sacerdoti esemplari, grandi lavoratori e di solida dottrina — mostrano sacerdoti che si trovano a passare improvvisamente dalla gestione di due parrocchie a quattro o cinque contemporaneamente. Per questi giovani presbiteri si prospetta una vita spesa in automobile, a correre costantemente "fra il monte e il piano" per garantire la presenza sacramentale minima nei diversi campanili.

Il limite del modello "multitasking"

Se da un lato l'obbedienza e la generosità di questi ottimi sacerdoti sono lodevoli, dall'altro la realtà del territorio interroga profondamente la sostenibilità di questo modello. Può un pastore, per quanto giovane e dinamico, essere realmente vicino alla vita quotidiana di quattro o cinque comunità distinte se il suo tempo è assorbito dagli spostamenti stradali e dagli adempimenti amministrativi?

Il rischio concreto, che si registra ormai in molte regioni d'Italia, è la progressiva trasformazione del sacerdote in un "funzionario dei Sacramenti" itinerante, con il conseguente svuotamento relazionale delle canoniche e l'inevitabile chiusura o trascuratezza dei luoghi di culto storici nei giorni feriali.

La proposta del realismo pastorale

Questo scenario torinese dimostra che l'immobilismo davanti alla crisi vocazionale crea un sovraccarico insostenibile sulle spalle dei preti celibi rimasti in servizio. È proprio in queste pieghe della vita ecclesiale che la proposta del Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati rivela tutta la sua natura costruttiva e sussidiaria.

Nelle diocesi italiane esistono energie pronte e già formate: sacerdoti sposati con regolare rito sacramentale che, parallelamente alla loro vita familiare e professionale (spesso spesa come apprezzati docenti nelle scuole), desiderano unicamente mettersi a disposizione dei Vescovi locali. La nostra disponibilità, offerta a titolo gratuito, non punta a sostituire nessuno, ma a supportare questi "grandi lavoratori" della vigna del Signore, aiutandoli nella custodia delle parrocchie, nell'animazione pastorale e nel mantenere aperti i tabernacoli che rischiano di restare al buio.

Ripartire dalla "vita della gente" e dalle necessità concrete delle comunità, superando i vecchi schemi ideologici, è l'unica via per evitare che la pastorale si trasformi in una corsa contro il tempo e i chilometri.

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