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"Camogli e recco: la fame di pastori che la chiesa non vuole saziare". Un sacerdote per quattro parrocchie mentre cinquemila preti sposati restano in panchina

Un close-up fotografico in penombra. Sulla sinistra, un colletto ecclesiastico (stola nera) appoggiato su un banco di chiesa antico. Sulla destra, due mani intrecciate con fedi nuziali visibili, illuminate da un raggio di luce solare che entra da una finestra. L'immagine rappresenta il contrasto tra il ministero (in ombra) e l'amore coniugale (in luce)

Le notizie che arrivano oggi dalla Liguria, riportate da Levante News, sono lo specchio di una sofferenza ecclesiale che non può più essere ignorata. A Camogli si chiede un sacerdote per coprire quattro parrocchie; a Recco la comunità insorge per il cambio forzato del parroco.

È la dimostrazione plastica del fallimento di una gestione che preferisce lasciare le comunità senza guida piuttosto che applicare il Canone 1752 e riammettere i sacerdoti sposati al ministero.

L'analisi del Cantiere:

  1. Comunità abbandonate: Quando un sacerdote deve gestire quattro parrocchie, il ministero diventa burocrazia e la cura delle anime passa in secondo piano.

  2. Il paradosso dell'esclusione: Mentre la gente di Camogli soffre la penuria di pastori, cinquemila sacerdoti sposati in Italia sarebbero pronti a servire domani mattina, portando con sé anche l'esperienza della vita familiare.

  3. La voce dei fedeli: Le proteste di Recco dimostrano che il popolo vuole pastori che conoscano il gregge, non funzionari che ruotano secondo logiche amministrative.

In questo 25 aprile di record per il nostro blog (oltre 650 visualizzazioni), chiediamo: quanto ancora dovranno soffrire le comunità di Recco e Camogli prima che la Chiesa scelga la via del buon senso e della misericordia?

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