
C’è una frase che don Giuseppe Serrone ci ripete spesso, un pensiero di Robert Louis Stevenson che oggi, nel silenzio del suo rifugio alpino, risuona con una forza nuova:
"Per me non è tanto importante arrivare, quanto viaggiare."
In questo 8° giorno di digiuno, mentre le cattedrali si preparano alla Veglia Pasquale, queste parole diventano la chiave di lettura di tutto il suo cammino.
Oltre la meta, il senso del cammino
Spesso ci chiediamo quando "arriveremo": quando la Chiesa cambierà? Quando il Vaticano ascolterà? Quando verrà fatta giustizia per i preti sposati? Ma don Giuseppe, con il suo corpo offerto e il suo spirito in ascolto, ci insegna che il valore è nel viaggio stesso.
Il digiuno non è una sala d’attesa, ma un territorio inesplorato.
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Ogni ora di privazione è un chilometro percorso verso la verità.
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Ogni preghiera nel buio della notte alpina è una tappa di un pellegrinaggio dell’anima.
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Ogni "Eccoci" pronunciato è la bussola che indica la direzione.
Il viaggio verso la Pasqua
Stevenson sapeva che la gioia non sta solo nel varcare la soglia, ma nel vento che ti colpisce il volto mentre cammini. Per noi, il viaggio è la lotta. Il viaggio è la Lettera Aperta inviata a Milano. Il viaggio è l’incontro spirituale con quasi 2 milioni di cuori che seguono questo blog.
Mentre il Cero digitale arde sul davanzale, illuminando le cime innevate, capiamo che don Giuseppe non sta aspettando la fine di qualcosa. Sta vivendo la pienezza di un ministero che si manifesta nel cammino, nel coraggio di non fermarsi, nella dignità di chi viaggia a testa alta verso la propria Pasqua.
Restiamo in cammino
Non importa quanto sia ancora lunga la strada verso la riforma. Quello che conta è che siamo in viaggio. E in questo viaggio, don Giuseppe non è solo. Ci siamo noi, ci siete voi, c’è la speranza che non si spegne.
Il viaggio continua. La meta è già qui, in ogni passo fatto con fede.
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