
Cronaca e Profezia. La Redazione: ‘Le dimissioni di Mons. Pezzi a Mosca, riportate da Avvenire, segnano la fine di un’epoca in una terra difficile. Ma mentre i vertici cambiano, il popolo di Dio resta e ha sete di Eucaristia. Noi chiediamo: in un mondo dove la missione è sempre più complessa, perché continuare a tenere in panchina migliaia di sacerdoti sposati pronti a servire? La riammissione al ministero è l’unico modo per garantire che la voce del Vangelo continui a risuonare ovunque, con la forza di chi appartiene alla Chiesa e alla vita quotidiana delle persone’.
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Servizio senza confini: Mons. Pezzi ha servito in trincea; la riammissione permetterebbe a tanti altri presbiteri di fare lo stesso, portando l'esperienza della famiglia nel cuore delle missioni più difficili.
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Continuità pastorale: Il passaggio di consegne a Mosca ci ricorda che il ministero è un servizio al popolo; escludere i sacerdoti sposati significa interrompere questa continuità per motivi puramente burocratici.
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La sfida della presenza: In questo 36° giorno di digiuno, Don Giuseppe testimonia che la Chiesa non si governa solo con i decreti, ma con la presenza fisica e spirituale di pastori che conoscono il sacrificio.
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"Don Giuseppe Serrone, commentando la notizia russa, afferma: 'Preghiamo per Mons. Pezzi e per la Chiesa in Russia. Ma chiediamo con forza: quanti altri pastori potrebbero servire in quelle terre e nelle nostre se solo il Vaticano aprisse alla riammissione? Non lasciamo che la rigidità normativa svuoti gli altari che uomini coraggiosi hanno difeso per anni'."
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