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La libertà di stampa nel mondo è al livello più basso degli ultimi 25 anni

La libertà di stampa nel mondo è al livello più basso degli ultimi 25 anni Avvenire
Il quadro allarmante emerge dal "World press freedom index", la graduatoria annuale che realizza Reporters sans frontières (Rsf), ong internazionale che si batte per la libertà d'informazione. Tra gli indicatori presi in considerazione, il contesto economico, quello legale, lo scenario socio-politico e le condizioni di sicurezza in cui si trovano a lavorare i giornalisti. «Per la prima volta nella storia dell'Indice - denuncia l’organizzazione con sede a Parigi - oltre la metà dei Paesi del mondo rientra ora nelle categorie "difficile" o "molto grave" per quanto riguarda la libertà di stampa». Ventiquattro anni fa solo una piccola minoranza di stati, il 13,7%, era classificata in questo modo.
È poi precipitata dal 20% del 2002 a meno dell'1% di oggi la percentuale della popolazione che vive in un territorio in cui la situazione è definita «buona». Parliamo degli abitanti di soli sette Paesi, tutti del nord Europa, con Norvegia, Paesi Bassi ed Estonia sul podio. In generale, «il punteggio medio di tutti i 180 paesi esaminati non è mai stato così basso» da quando viene stilata la classifica. Le concause del netto peggioramento complessivo sono numerose. Secondo la direttrice editoriale di Rsf, Anne Bocandé, «stati autoritari, poteri politici complici o incompetenti, attori economici predatori e piattaforme online poco regolamentate sono direttamente e in modo schiacciante responsabili del declino globale della libertà di stampa».
Tra i principali Stati europei, la Germania si classifica 14esima, la Francia 25esima e la Spagna 29esima, facendo registrare condizioni «soddisfacenti», così come il Regno Unito (18esimo). L’Italia perde invece sette posizioni in un anno e sprofonda al 56esimo posto della graduatoria, tra i peggiori dell’Ue. La libertà di stampa nel nostro Paese «continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel sud del Paese, e da vari piccoli gruppi estremisti violenti – spiega l’ong - I giornalisti denunciano poi i tentativi dei politici di ostacolare la loro libertà di informazione attraverso la legge bavaglio, una "legge del silenzio" che si aggiunge alle azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica – le cosiddette Slapp – prassi diffusa in Italia». Il riferimento è al fenomeno delle querele temerarie, azioni legali infondate o pretestuose rivolte contro i giornalisti a scopo intimidatorio. Inoltre, «la stampa cartacea sta subendo un graduale calo delle vendite - prosegue il rapporto - Il risultato è un crescente senso di precarietà che mina pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua autonomia».
Anche gli Stati Uniti, già in discesa nel 2024, perdono sette posizioni, arrivando al 64esimo posto, tra Botswana e Panama. Un tonfo che si segnala anche per vari Paesi latinoamericani, con l’Ecuador, 125esimo, che scende di 31 posizioni e il Perù, 144esimo, che ne perde 14. «Dal 2022, il calo nella classifica generale dei 28 paesi delle Americhe (-14 punti) è simile al declino osservato nelle due regioni più pericolose al mondo per i giornalisti, l'Europa orientale-Asia centrale e il Medio Oriente-Nord Africa», l’analisi di Reporters sans frontières. Pure la libertà di stampa nei Balcani occidentali «è in generale in peggioramento», con la Serbia che si colloca 104esima, in calo di otto posizioni, e la Bosnia-Erzegovina 90esima, con quattro posizioni in meno.
Tra gli Stati in guerra, Israele perde quattro posti, posizionandosi 116esima su 180, mentre l’Ucraina è 55esima. I suoi livelli di libertà di stampa rientrano nella categoria di quelli considerati «problematici», ma Kiev guadagna sette posizioni e si ritrova davanti a sei paesi membri dell'Unione europea, tra cui l’Italia stessa, l’Ungheria e la Grecia. In fondo alla classifica, troviamo all’ultimo posto l’Eritrea, con Cina e Corea del Nord appena davanti. Paesi in cui «la situazione della libertà di stampa è rimasta pressoché invariata, poiché i regimi dittatoriali la mantengono in una situazione di stallo». La Russia è 172esima, mentre l’Iran 177esima.
«Per quanto tempo ancora tollereremo il soffocamento del giornalismo, l'ostruzione sistematica dei reporter e la continua erosione della libertà di stampa?», si domanda Anne Bocandé, che all’inizio del report ha rivolto un accorato appello agli abitanti dei paesi democratici. «Gli attuali meccanismi di protezione non sono abbastanza forti, il diritto internazionale viene minato e l'impunità dilaga- sostiene l’esponente dell’Rsf - Abbiamo bisogno di garanzie solide e significative sanzioni. La palla è nel campo delle democrazie e dei loro cittadini. Sta a loro opporsi a chi cerca di mettere a tacere la stampa. La diffusione dell'autoritarismo non è inevitabile».

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