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Oltre il dualismo della scelta: la riammissione come sintesi vocazionale

Preti.sposati.vocecoscienza

Risposta a Vino Nuovo. La Redazione: ‘Il recente articolo di Alessandro Manfridi su Vino Nuovo suggerisce un’alternativa drastica tra ministero e affettività, indicando nel "lasciare" l’unica via per la pace. Noi rispondiamo che la sofferenza dei presbiteri in crisi non nasce dal matrimonio, ma dall’obbligo di rinunciare a una parte di sé. La riammissione al ministero dei sacerdoti sposati è l’unica via che elimina la causa del dolore, permettendo di servire Dio e la famiglia in un’unica, indivisa vocazione d’amore’.

  • L'errore del bivio: Manfridi suggerisce che la causa della sofferenza sia la "presenza" di una vocazione affettiva nel ministero celibatario; noi affermiamo che la causa è l'esclusione istituzionale che impedisce la sintesi.

  • Responsabilità verso la comunità: La vera responsabilità non è solo nel lasciare, ma nel lottare affinché la Chiesa non perda più pastori validi a causa di regole superabili.

  • La profezia della riammissione: Mentre altri si arrendono al dualismo, Don Giuseppe nel suo 35° giorno di digiuno testimonia che un'altra strada è possibile: una Chiesa che riammette e integra, invece di dividere e allontanare.

  • "Don Giuseppe Serrone, replicando alla logica dell'esclusione, dichiara: 'Non accettiamo l'idea che un sacerdote debba amputare la propria vita per servire l'Altare. La riammissione al ministero dei sacerdoti sposati è la risposta di una Chiesa che non mette alla prova i suoi figli, ma li sostiene nella pienezza della loro umanità e della loro grazia'."


La via dell'integrazione

Il dibattito su Vino Nuovo ripropone oggi una vecchia ferita: l'idea che il prete in crisi debba necessariamente scegliere tra l'altare e l'amore familiare. Alessandro Manfridi invita a una scelta di campo, ma il Movimento Sacerdoti Sposati propone una terza via: la riammissione. Non è fuggendo dal ministero che si risolve la sofferenza, ma permettendo al ministero di evolversi. Nel 35° giorno di digiuno di Don Giuseppe Serrone, gridiamo che la Chiesa ha bisogno di pastori interi, non divisi. La riammissione al ministero è l'atto di coraggio che trasforma la crisi in una nuova fioritura per tutto il popolo di Dio."


📱 Post Social: Non una scelta di rinuncia, ma una via di pienezza 🛡️⚖️

Testo: 📢 RISPONDIAMO AL DUALISMO: IL SACERDOTE NON DEVE DIVIDERSI.

L'articolo di Alessandro Manfridi su Vino Nuovo pone un aut-aut: o il ministero o la famiglia. Noi diciamo NO a questa logica di esclusione! 🛡️✨

La sofferenza dei sacerdoti nasce dal sentirsi costretti a scegliere. La soluzione non è "lasciare", ma RIAMMETTERE! ⚖️🕊️ In questo 35° giorno di digiuno, Don Giuseppe Serrone prega per una Chiesa che sappia unire ciò che Dio ha chiamato: il sacerdozio e l'amore familiare.

La riammissione al ministero è la medicina per i cuori divisi. 🛡️🏠

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Commenti

  1. Oltre il dualismo: la riammissione come cura alla sofferenza presbiterale

    "L'analisi di Alessandro Manfridi tocca un nervo scoperto, ma giunge a una conclusione che appare come una resa: l'aut-aut tra ministero e affettività. Come Movimento Sacerdoti Sposati, nel 35° giorno di digiuno di Don Giuseppe Serrone, sosteniamo che la 'causa reale delle sofferenze' non risieda nella vocazione matrimoniale in sé, ma nell'imposizione istituzionale che obbliga a una scelta lacerante.

    La vera responsabilità della Chiesa oggi non è invitare i preti in crisi a 'lasciare', ma operare per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati. Solo superando questo dualismo rigido e riconoscendo che il sacerdozio e la famiglia possono coesistere in un'unica, armonica testimonianza, si eliminerà alla radice la sofferenza di tanti pastori. La Chiesa di Papa Leone XIV è chiamata a essere una casa che integra, non un tribunale che impone esclusioni."

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