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Tra altare e like: il ministero è sostanza, non marketing

don Alberto Ravagnati

Riflessione critica. La Redazione: ‘Il commento di Sabino Paciolla sulla vicenda di Don Ravagnani ci interroga sul senso del ministero oggi. Se la fede diventa marketing globale, si perde di vista la missione pastorale autentica. Al contrario, la nostra battaglia per la riammissione al ministero dei sacerdoti sposati punta alla sostanza: restituire alla Chiesa pastori che conoscono la vita vera, il lavoro e la famiglia, pronti a servire il popolo di Dio lontano dalle luci della ribalta digitale e vicini alla realtà dell'amore vissuto’.

  • Dalla finzione alla realtà: Mentre il marketing cerca l'apparenza, il sacerdote sposato riammesso porta all'altare la concretezza della vita quotidiana, fatta di gioie e fatiche reali.

  • Il valore del silenzio: Contro la bulimia dei social, il 36° giorno di digiuno di Don Giuseppe è un grido silenzioso che chiede non "follower", ma giustizia vaticana per i presbiteri esclusi.

  • Pastori, non influencer: La comunità ha bisogno di padri spirituali che abitino le case, non solo gli schermi; la riammissione è la via per riportare il sacro nella normalità della vita.

  • "Don Giuseppe Serrone, meditando sulla deriva del marketing religioso, dichiara: 'Non abbiamo bisogno di preti da copertina, ma di ministri di Dio che sappiano cosa significa amare una famiglia e servire una parrocchia. La riammissione al ministero dei sacerdoti sposati è il ritorno all'essenziale del Vangelo, dove la testimonianza è vita, non spettacolo'."

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