L'analisi pubblicata da Silere non possum mette a nudo l'ipocrisia di un sistema che usa il celibato come scudo, ignorando le piaghe profonde del potere e della solitudine. Come denunciato nell'articolo, il vero problema non è la vita affettiva dei preti, ma un sistema che preferisce il silenzio e l'ombra alla luce del sole.
Noi del Cantiere per la riammissione dei preti sposati diciamo: è ora di abbattere questo feticcio. Riammettere i 5.000 sacerdoti sposati non è solo una risposta alla carenza di clero, ma è l'unico modo per sanare quel legame malato tra sesso e potere. Una vita familiare vissuta alla luce del sole porta trasparenza, equilibrio e quella "normalità" che è il miglior antidoto agli abusi e alle derive clericali. La famiglia del sacerdote non è un limite, ma la garanzia di un ministero sano e incarnato nella realtà.
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