Leggiamo con gioia il commento di C., che con semplicità disarmante pone una domanda fondamentale: se un sacerdote ha il diritto di amare la propria famiglia d'origine, perché l'amore per una moglie dovrebbe essere un ostacolo al suo ministero? Claudia ci ricorda che "Dio è amore anche in questo senso" e che una visione troppo rigida rischia di allontanare le persone dalla bellezza del Vangelo. È un richiamo alla realtà: la santità non è un privilegio di pochi "separati" dal mondo, ma una chiamata che molti laici vivono quotidianamente con una coerenza esemplare.
Questa prospettiva si sposa perfettamente con il magistero di Papa Leone XIV, che ci invita a essere una "presenza concreta". Il sacerdozio sposato non è una concessione alla modernità, ma il riconoscimento che l'amore umano, quando è autentico, non toglie nulla a Dio, anzi lo rivela. Un sacerdote che ama ed è amato da una famiglia non è meno "sacro", ma è un testimone più credibile di quel Dio-Amore che vogliamo annunciare. La nostra ricerca di una sede a Roma vuole essere proprio questo: creare uno spazio dove il ministero e la vita possano incontrarsi senza pregiudizi, per servire una Chiesa che include invece di escludere.
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