Il dibattito sollevato dall'articolo di Roberto Riccardi, "I preti che la Chiesa non vuole", ha scosso molte coscienze. Riccardi mette a nudo una realtà numerica drammatica: diecimila parrocchie senza pastore, un clero che invecchia e una "supplenza" straniera che spesso fatica a radicarsi nel territorio. Ma è il commento di un nostro lettore, Franco Zadra, a portarci al cuore del problema.
Franco ci ammonisce: il rientro nel ministero non può essere la richiesta di tornare a fare un "mestiere". Le anime non hanno bisogno di funzionari, ma di incontrare lo sguardo di misericordia di Cristo. Quello sguardo che chiamò Zaccheo e che continua a chiamare ognuno di noi per nome. La sofferenza che si legge nei volti di chi chiede di tornare (come nella foto che accompagna l'articolo) non è stizza, ma il dolore di una ferita aperta: quella di chi si sente "ammesso" da Dio ma "escluso" dalla struttura. Papa Leone XIV ci invita proprio a questo: a superare la "supplenza amministrativa" per tornare a una cura d'anime che sia carne, sangue e incontro vero. Se siamo 5.000 in Italia, siamo un battaglione di misericordia che non vuole "posti di potere", ma solo tornare a servire a tavola con il Maestro.
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