Preti sposati: La Chiesa non può essere una "società dei segreti" o dei pregiudizi, ma deve essere la casa della Giustizia
L'analisi pubblicata oggi da InfoVaticana squarcia un velo inquietante: esiste un pregiudizio nel modo in cui la Chiesa gestisce le denunce di abusi? L'articolo suggerisce che la giustizia non sia uguale per tutti e che esistano "figli e figliastri" a seconda della provenienza o dello status.
🏗️ IL PREGIUDIZIO COME MURO
Il nostro Cantiere, pur occupandosi della riammissione dei sacerdoti sposati, riconosce lo stesso meccanismo di esclusione denunciato nell'articolo:
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L'uso selettivo del Diritto: Come sottolinea l'articolo, la giustizia non può essere basata su pregiudizi (razziali o di altro tipo). Allo stesso modo, non può esserci una giustizia che ignora i diritti dei preti che hanno formato una famiglia. Il pregiudizio è sempre un ostacolo alla Verità.
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La cultura dello scarto: Se la Chiesa adotta criteri discriminatori nella gestione degli abusi, significa che c'è una crisi profonda dell'antropologia cristiana. Quella stessa crisi che etichetta i preti sposati come "materiale di scarto" da dimenticare.
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Trasparenza e Riconciliazione: La richiesta di InfoVaticana per una gestione limpida delle denunce è la nostra stessa richiesta per una gestione limpida dei ministeri. La Chiesa non può essere una "società dei segreti" o dei pregiudizi, ma deve essere la casa della Giustizia.
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"Il pregiudizio è il veleno della comunione. Se c'è un pregiudizio nel modo in cui si ascoltano le vittime, c'è un pregiudizio anche nel modo in cui si guarda a noi preti sposati. Chiediamo una Chiesa che sappia guardare al volto di ogni uomo con gli occhi di Cristo, senza filtri ideologici o razziali, per una giustizia che sia davvero segno di Dio."
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